Discorso di Luca Visentini alla manifestazione #Maipiufascismi

Cover Manif

Roma, 16 ottobre 2021

È un grandissimo onore per me, un italiano alla guida del sindacato europeo, esprimere a questa piazza straordinaria il sostegno di tutte le lavoratrici e i lavoratori d’Europa.

Oggi e durante questi ultimi giorni, tante manifestazioni di solidarietà si stanno svolgendo e si sono svolte in molte capitali europee.

Il movimento sindacale d’Europa è unito contro il vile attacco fascista che ha colpito la CGIL e tutto il sindacato italiano.

Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome: questo è stato un attacco fascista, contro il sindacato, uno dei simboli, uno dei pilastri della democrazia.

Il sindacato fin dalle sue origini ha contribuito alla fondazione delle democrazie moderne. Il sindacato ha partecipato attivamente alla Resistenza contro il nazifascismo e alla rivolta contro le dittature.

Non è un caso che, quando l’eversione squadrista rialza la testa, vengano colpiti i simboli della democrazia: la libera stampa e il movimento sindacale.

I movimenti di estrema destra in tutta Europa stanno strumentalizzando la pandemia e le paure delle persone per minare i valori fondanti delle nostre società.

Fino a ieri i loro obiettivi erano i migranti, i diversi, le persone più vulnerabili – oggi sono i vaccini e le misure di tutela della salute pubblica, che sono essenziali per tornare al lavoro, per far ripartire le nostre economie, per difendere le nostre società.

Oggi come in passato, i movimenti populisti e di estrema destra tentano di strumentalizzare il disagio dei lavoratori, l’esclusione e la rabbia sociale, per mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, per alimentare il loro disegno eversivo, per costruire un modello autoritario per cui il libero sindacato è uno degli ostacoli principali.

Questi movimenti populisti e neo-fascisti si stanno diffondendo sempre di più in tutta Europa, stanno infiltrando anche il mondo del lavoro, hanno guadagnato spazio in molti parlamenti, incluso il Parlamento Europeo, sono riusciti ad arrivare al governo in alcuni paesi.

E quando hanno conquistato il potere, tutta la loro carica populista si è sciolta come neve al sole e hanno mostrato il loro vero volto: quello di un neoliberismo autoritario al servizio dei profitti delle grandi multinazionali, con tagli ai salari, smantellamento dei sistemi di welfare, distruzione dei diritti umani e del lavoro.

E ancora una volta, le prime categorie colpite sono state la libera stampa e il sindacato, assieme alle donne, ai migranti, alle persone LGBT, introducendo discriminazioni e misure persecutorie di cui si era persa memoria.

A questi paladini della destra, a questi fascisti del nuovo millennio lo vogliamo dire chiaro: non passeranno, non gli permetteremo di usare il mondo del lavoro per i loro fini autoritari e violenti. Troveranno sempre il sindacato sulla loro strada, noi li fermeremo.

Noi siamo qui oggi per mostrare la forza democratica e non-violenta del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori – per respingere al mittente qualsiasi tentativo di strumentalizzazione del disagio sociale – per stroncare sul nascere qualsiasi tentativo di eversione autoritaria.

Ma lo vogliamo dire chiaro e forte: il sindacato non è cieco.

Il sindacato non è cieco rispetto al dramma della pandemia e ai danni che ha prodotto ai lavoratori e alle lavoratrici.

Così come il sindacato non è stato cieco in passato riguardo ai disastri della globalizzazione, delle speculazioni finanziarie, della precedente crisi economica e delle politiche di austerità che ne sono seguite – quelle politiche di austerità che hanno depresso i salari, smantellato la contrattazione collettiva, distrutto i servizi pubblici e i sistemi di welfare.

Il sindacato non dimentica che quelle politiche sbagliate hanno prodotto orribili diseguaglianze, esclusione sociale e povertà – che quelle politiche hanno gettato milioni di lavoratori, soprattutto giovani e donne, nel dramma del precariato, del lavoro atipico e falso autonomo sottopagato.

Il sindacato non dimentica che i lavoratori e le lavoratrici che hanno dovuto continuare a lavorare durante i lockdown, erano proprio i lavoratori dei bistrattati servizi pubblici essenziali falcidiati dai tagli dell’austerità, e i lavoratori precari delle piattaforme e dei servizi, che durante la pandemia hanno ricevuto solo qualche bonus da fame, una forma di carità offensiva e non degna di un paese civile.

Non c’è da stupirsi se da tutto questo si origina quella rabbia sociale che porta anche a conseguenze estreme come i no-vax.

Ma noi abbiamo la responsabilità di comprendere questo disagio. Noi, il movimento dei lavoratori, abbiamo la responsabilità di trovare soluzioni concrete a questi problemi.

Durante la pandemia, il sindacato ha avuto la capacità di difendere la salute dei lavoratori e i posti di lavoro.

Abbiamo sottoscritto, in Italia e negli altri paesi europei, protocolli di salute e sicurezza per difendere i lavoratori essenziali e consentire un ritorno ordinato e protetto al lavoro.

Oggi la battaglia è ancora quella della sicurezza, della lotta alle morti e agli incidenti sul lavoro.

Ed è anche la battaglia per rendere le vaccinazioni universali e accessibili a tutti. Il sindacato è impegnato per ottenere la sospensione dei brevetti a livello internazionale e per l’aumento della capacità tecnologica e produttiva dei vaccini in Europa e nel mondo – perché noi siamo convinti che i vaccini siano l’unica vera via di uscita dalla pandemia.

E anche qui, lo vogliamo dire chiaro: la Confederazione Europea dei Sindacati sostiene con forza la posizione dei sindacati italiani a favore dell’obbligo vaccinale e per evitare di scaricare sui lavoratori i costi del ritorno al lavoro con il green pass.

Durante la pandemia, il sindacato ha difeso i posti di lavoro. Il COVID ha fatto tornare la disoccupazione in Europa ai livelli del 2011: 23 milioni di disoccupati in pochi mesi.

Ma al tempo stesso, altri 40 milioni di lavoratori e lavoratrici in tutta Europa sono stati sospesi dal lavoro e protetti da ammortizzatori sociali di vario tipo, tra cui la cassa integrazione in Italia.

E questi ammortizzatori sociali sono stati sostenuti dallo strumento europeo chiamato SURE.

Sarebbe stato impossibile ottenere questi risultati straordinari e senza precedenti, senza l’azione e il potere negoziale del sindacato.

Siamo ancora impegnati per garantire che gli strumenti di protezione continuino fino a che sarà necessario. E perché in futuro diventino permanenti.

Ma siamo soprattutto impegnati a fare in modo che l’eccezionale quantità di denaro messa a disposizione dall’Europa per i piani nazionali di ripresa economica sia spesa per creare tanti posti di lavoro di qualità.

Non siamo più disposti ad accettare una ripresa economica senza lavoro e senza diritti, come quella che è seguita alla crisi economica del 2008-2011 e alle politiche di austerità.

Dopo la pandemia, non c’è nessuna normalità da ricostruire. Questo è il tempo di un cambio radicale del mostro modello economico e di sviluppo.

Vogliamo costruire finalmente un’economia al servizio delle persone e non dei profitti, un’economia in cui ogni singolo euro di investimenti pubblici e privati sia misurato in termini di posti di lavoro creati.

E non posti di lavoro qualsiasi, ma di qualità, con salari e condizioni di lavoro dignitose, con diritti e protezioni uguali per tutti a prescindere dalla forma di lavoro.

Vogliamo un nuovo modello economico e sociale che ci permetta di anticipare e non inseguire i cambiamenti, che ci permetta di governare le transizioni climatiche e digitali senza che nessuno sia lasciato indietro.

Vogliamo costruire un nuovo patto sociale, in Italia e nel resto d’Europa, che metta al centro la redistribuzione della ricchezza, i diritti e sistemi di welfare universali e adeguati.

Tutto questo lo potremo realizzare se saremo uniti, se rafforzeremo la solidarietà del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, se sapremo usare al meglio la straordinaria forza di mobilitazione democratica che vediamo oggi in questa piazza.

La mobilitazione solidale e non violenta, il dialogo sociale, la contrattazione collettiva, la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici: queste sono le nostre armi, le armi della democrazia sociale, che noi contrapponiamo alla violenza dei fascisti e dei populisti.

Questa è la missione del sindacato!

Questa è la nostra idea di democrazia – e noi saremo sempre qui a difenderla!

Non ci faranno mai paura – perché noi siamo più forti di loro!

 

16.10.2021
Discours
Non è un caso che, quando l’eversione squadrista rialza la testa, vengano colpiti i simboli della democrazia: la libera stampa e il movimento sindacale.